Bestemmiare e altre parole della religione

Capita spesso che durante i reality show un concorrente venga squalificato per aver proferito una bestemmia. Ma come viene considerata a livello religioso nella Bibbia o nel Vangelo? E cosa significano le altre parole di impronta tipicamente religiosa che spesso sentiamo ma di cui non conosciamo il significato? Proviamo un po’ a fare luce.

La bestemmia. Particolarmente diffusa in Veneto, regione per altro a chiara trazione cattolica, grande serbatoio di voto della DC dei tempi d’oro, la parola bestemmia viene dal greco “parlare falsamente” ovvero dire male di qualcuno e quindi calunniare. La bestemmia quindi è una specie di bugia, di calunnia, ma con un insulto fatto nel nome di Dio, come un’ingiustizia stessa nei confronti del Signore. Non necessariamente quindi deve essere proferito il nome di Dio in contesti linguistici non appropriati, come una parolaccia o un’attribuzione offensiva. Si commette bestemmia anche quando una persona comune si attribuisce un’autorità divinino che non possiede. Gesù accusava i Farisei di bestemmiare appunto. La bestemmia e la profanazione delle cose sacre, nell’Antico Testamento erano punite con la condanna a morte per lapidazione. Oggi, fuori dell’ambito religioso, viene comunque considerata un’offesa a quel sentimento.

Spesso nella cronaca sportiva leggiamo il termine “icona”. Che cosa è un’icona e perché viene usato questo termine in questi contesti? Anche icona è un termine greco che significa semplicemente immagine. Per i credenti cristiani dunque essa indica l’immagine di Dio, presente all’uomo da lui creato, così che chiunque vede l’uomo può vedere Dio. Gesù in quanto uomo è l’immagine stessa che riflette la divinità del Padre. Tanto che nell’arte cristiana la rappresentazione di Dio è veramente scarsa rispetto alla rappresentazione di Gesù, perché questo come icona permette di vedere e conoscere Dio, invisibile nella sua visibilità, ma pur sempre riconoscibile attraverso il Figlio. Una eccezione molto famosa è la rappresentazione di Dio fatta da Michelangelo nel ciclo della Creazione. Le icone non sono come i quadri figurativi dell’arte occidentale, in ogni caso, ma immagini che dovrebbero riflettere ciò che non si può vedere. Esiste un culto determinato riscoperto negli ultimi anni. Nel linguaggio sportivo indica un personaggio sportivo particolarmente rilevante, come Mohammed Alì, Michael Jordan, Joe di Maggio, Pelè, Maradona, Gianni Rivera.

Infine la Santità. Sentiamo spesso il Papa essere chiamato Sua Santità. Il termine era già noto al tempo della repubblica romana. Ad esempio: il tribunato della plebe. Il tribuno era una persona sacrosanta. Cioè la sua persona era intoccabile, ed è afferente al suo ruolo di connessione tra la plebe e le sue divinità. Il termine latino che traduce il verbo ebraico qdsh che probabilmente significa separare, appartenere alla divinità. Solo JHWH è santo. Nel Nuovo Testamento la preghiera del Padre Nostro ricorda proprio di santificare il nome di Dio. Il termine santo comunque non va considerato alla stregua del “sacro”, che indica quindi una realtà sottratto all’uso profano per essere votata alla divinità (secondo la definizione di Leon-Dufour).

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