È possibile un’epidemia di zombie?

Perché negarlo? Siamo affascinati dal macabro. Gli zombie al cinema e in TV ci hanno sempre spaventato, ma anche attirato con il loro incedere abulico, spaventoso e mortale. Gli zombie sono spiriti che vengono dalle tenebre, ovvero cadaveri riportati magicamente in vita, che possono con il loro moroso ridare la vita ad altri cadaveri. Ciò che è veramente spaventoso è che i cadaveri non tornano in vita com’erano prima, ma allo stato di decomposizione attuale. Il gusto per gli zombie, che vediamo come antagonisti in opere popolari come La Notte dei Morti Viventi, The Walking Dead e Il Trono di Spade, dipende dalle nostre paure ancestrali, dal tentativo di esorcizzare la morte, che immancabilmente domina la nostra cultura. Ogni giorno viviamo come se dovessimo vivere nell’eternità, ben consapevoli dell’esistenza della morte. Gli zombie in qualche modo, pur con il loro aspetto truculento, ci ricordano chi siamo e che fine faremo. Abbiamo paura della morte, ma soprattutto abbiamo paura di morti che tornano vivi.

Di apocalisse zombie se n’è sempre parlato in termini scherzosi, ma cosa dovrebbe accadere durante questo tipo di evento catastrofico, nel quale i morti tornano sulla terra e iniziano ad assalire i vivi, per nutrirsi e moltiplicarsi.

Durante un’epidemia zombie gli scenari possono essere tanti, non necessariamente quelli descritti dai film o dalle serie tv. Per bloccarli dovremmo cercare di opporre delle misure logiche, razionali, cercando di non farci trascinare a fondo dal panico.

Il piano di contenimento dovrebbe prevedere delle zone di isolamento, per impedire che gruppi o bande assaltino i quartieri. Una volta che si viene morsi, gli infetti vanno immediatamente eliminati. Uno dei temi filosofici di The Walking Dead è proprio quello di aver a che fare con persone conosciute, che si amano, che andrebbero subito eliminate. Gli zombie si sviluppano come una vera e propria epidemia, per cui nel frattempo in cui si trovano le contromisure è necessario fare opera di contenimento. Le armi a disposizione possono essere diverse. Ad esempio, nel Trono di Spade possono essere eliminati dandogli fuoco oppure pugnalandoli con una lama speciale in ossidiana. Invece in altre trasposizioni è sufficiente sparargli una pallottola in testa. In Italia rischieremmo che l’Apocalisse si diffonda rapidamente, a causa della scarsa diffusione delle armi da fuoco che invece abbondano in America.

Gli zombie per vincere fanno leva sul numero. Sono lenti, impacciati, ma molto aggressivi e imperterriti e attaccano in branco assalendo la preda e riducendola a brandelli. Le possibilità di salvarsi, una volta che l’apocalisse è partita, sono molto rare perché da un lato si è sconvolti e dall’altro la diffusione potrebbe essere facilitata dagli spostamenti. Immaginate cosa potrebbe fare uno zombie in aereo, in un ambiente dove non è possibile portare armi. E lo stesso vale per tutti quegli ambienti dove si riuniscono tante persone ed è facile essere assaliti, esattamente come oggi accade con il terrorismo in Europa.

L’unica risposta sarebbe quella di un governo in grado di prendere decisioni incontestabili e ciò comporterebbe dei seri problemi in quei paesi dove vige la democrazia. Man mano che vengono assunte decisioni sempre più drastiche, la popolazione diminuisce e il virus Z si diffonde. I governi locali sono isolati e chiedono aiuto, ma la catena di comando periferica potrebbe essere già stata infettata. C’è la possibilità che il virus si diffonda per altre vie, che gli zombie non si limitino ai morsi ma infettino le acque e le fonti di cibo, come i vegetali e gli animali. Cosa impedirebbe a uno stuolo di zombie di assalire maiali, cani e cavalli. Oppure di entrare in uno zoo e infettare tigri, leoni ed elefanti? Mentre il tempo passa la popolazione viene decimata, per ultime resistono le comunità più isolate, contrassegnate da tradizioni secolari e da un’economia su scala locale. La speranza di vittoria probabilmente risiede ancora una volta nella scienza e nella capacità di pochi uomini di agire freddamente e trovare delle risposte. Come ha dimostrato il caso Ebola, un virus ritenuto invincibile, è stato possibile contenere la minaccia e infine trovare una cura efficace, grazie allo sforzo coordinato. Ecco, forse questo è l’aspetto decisivo per sopravvivere all’apocalisse zombie: non perdere mai l’obiettivo finale, lavorare in team e condividere le conoscenze, senza egoismi e con uno spirito umanitario.

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