Scrivere un romanzo fantasy: i cliché da evitare

Il genere fantasy negli ultimi 20 anni, grazie alla grossa influenza suscitata da opere cinematografiche e televisive, come Il Signore degli Anelli, Lo Hobbit e Il Trono di Spade, sta conoscendo un’indubbia stagione di grandi successi. Ovunque, nuovi lettori e spettatori vengono conquistati da storie che spesso trovano origine nei miti medievali di origine germanica o anglosassone, spesso nordica, ricordando un po’ la letteratura gotica dell’Europa romantica.

Sono tanti anche i giovani scrittori che si impegnano nella pubblicazione di saghe e trilogie, ambientando le loro storie in mondi fantastici che spesso devono tanto a Tolkien in quanto a immaginazione. Si può dire che l’immaginazione sia la componente fondamentale del genere fantasy, anche se talvolta non mancano le commistioni. Ne Il Trono di Spade l’elemento fantasy è spesso tenuto sotto traccia a favore di una lotta di potere tra protagonisti che potrebbe essere benissimo ambientata nella Washington di House Of Cards.

Spesso si nota che però questi romanzi, soprattutto nei giovani autori, siano o tutti uguali o molto simili tra loro. Questo è dovuto al fatto che si abusa dei cliché letterari che inevitabilmente generano un sottofondo già visto e una forte sensazione di minestra riscaldata.

Per scrivere un romanzo fantasy originale forse sarebbe meglio partire da zero, facendo tabula rasa di quanto abbiamo colto nei capolavori sopraccitati, partendo più che dall’immaginazione dall’originalità.

  • Evitare di scrivere una trilogia. Da Tolkien in poi sembra che debba essere necessario e indispensabile, ma non è così. Conviene concentrarsi sulla creazione di un mondo così credibile, che trovare i personaggi renderà inevitabile l’aggiunta di storie parallele.
  • Il mondo dev’essere per forza medievale, germanico o nordico? La predominanza del fattore europeo in questo caso deriva dal fatto che anche gli autori americani debbano rifarsi a miti più antichi, rendendo omogeneo il gruppo degli autori che si rifanno alla mitologia nordica o germanica. Ma a volte non guasta informarsi sulle tradizioni di altri popoli al di fuori del nostro continente.
  • Costruire personaggi che possiedono solo virtù o solo dei vizi. Siccome spesso si parte da una storia personale, che appartiene a un ciclo più vasto nel quale il Bene e il Male sono in lotta perenne, è bene che i personaggi siano umani e che agiscano in contrasto tra di loro. Se due persone sono agli opposti è naturale che sorga del risentimento personale, il dinamismo tra personaggi può e deve influenzare la storia, perché spesso sono le singole personalità a mandare avanti interi capitoli.
  • Evitare le situazioni da deus ex machina. L’arrivo di un mago, magari un nero con poteri magici, che risolve tutto in modo ingiustificato è assolutamente ingiustificato quanto la rivelazione improvvisa di un eroe. Capita anche ai grandi di sbagliare, ma se Tolkien fa comparire le aquile a salvare Frodo e Sam è perché comunque sono coerenti con la sua rappresentazione.
  • Siccome la tradizione nordica o germanica domina, allora la storia improvvisamente si riempi di Elfi, Nani, Draghi, Sacerdoti, Maghi, Cavalieri, Cortigiane e popolani. Anche no: se la storia è fantastica possono esserci creature differenti che agiscono in modo non scontato. Certamente avere personaggi così cliché aiuta il lettore a calarsi nella storia, dal momento che fanno parte anche della nostra infanzia. Ma i tempi stanno cambiando. Un ultima cosa: infilarci dei vampiri che vanno al liceo è ancora peggio.

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