Triangolo delle Bermuda, mistero risolto?

Uno dei più grandi misteri moderni, spesso raccontati da TV e libri è quello relativo al triangolo delle Bermuda. Con questo nome si identifica una superficie marina che insiste tra Porto Rico, Miami e Bermuda. Una vasta area nella quale, secondo i racconti e le leggende, si perdono navi e aerei. Le storie sul Triangolo delle Bermuda sono parecchie. Un fatto straordinario riguarda la perdita del Volo 19 con un equipaggio di 5 militari americani, disperso nella zona nel 1945. La nave USS Cyclops si perse nel 1918 con 308 persone a bordo. Persino nel 2015 è stato rievocato il Triangolo, col suo famigerato carico di misteri, per giustificare la scomparsa del cargo El Faro con 33 marinai a bordo. I numeri dicono che almeno 75 tra navi e aerei si sono persi in quella zona di mare e le cause possono essere state tante: improvvisa tempesta, uragani, forte attività elettromagnetica, dei campi di metano sottomarino che creano bolle e mulinelli. Ora lo scorso anno una nuova teoria, che ha trovato ampia risonanza nei media di tutto il mondo, di un gruppo di meteorologi sembra voler dare la spiegazione definitiva. Nella zona si formerebbero delle nubi esagonali che creano venti in grado di viaggiare alla velocità di 250 km/h. Questi venti sarebbero in grado di far precipitare gli aerei e affondare le navi.

Studiando le immagini satellitari fornite dalla NASA, questo gruppo di scienziati ha concluso che alcune di queste nubi possono raggiungere un diametro di 40-80 km, mentre le onde che si formano al loro intorno possono raggiungere la mostruosa altezza di 14 metri. Quanto basta per mettere in difficoltà anche delle navi di enorme stazza.

Tutto ciò che capita a tiro di queste celle tempestose cola a picco o viene semplicemente schiantato a terra. Perché questa spiegazione abbia comunque la credibilità definitiva di una teoria scientifica, occorrono maggiori osservazioni. Si aspettano nuove immagini dai satelliti per identificare gli esagoni. L’area di mare interessata dalle misteriose sparizioni è comunque battuta dalle rotte degli uragani più devastanti dell’Atlantico. Questi vortici tempestosi nascono all’altezza dell’Equatore, formandosi non lontano dalle coste dell’Africa occidentale. Da qui acquistano sempre maggior forza fino ad arrivare ai Caraibi. Le rotte seguite dagli uragani sono di norma due. Alcuni deviano verso il Golfo del Messico e si frantumano contro le coste del Texas o della Louisiana, come nel caso del devastante uragano Katrina che distrusse buona parte di New Orleans nel 2005. Diversamente la rotta che seguono è quella della East Coast, risalendo dalla Florida verso gli stati costieri, come nel caso di Hugo nel 1989, che investì Porto Rico e Bermuda, prima di risalire dalla Florida verso la Carolina del Sud e del Nord.

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