Come nasce l’universo, lo sapremo nel 2018

Perché mandiamo i telescopi spaziali in orbita. A cosa servono? L’avvento della fotografia e dell’immagine digitale hanno consentito dei progressi enormi nel campo dell’esplorazione dello spazio, a partire dagli anni ’30. Con Hubble, lanciato in orbita nel 1990, abbiamo varcato una soglia. Il problema principale nell’osservare le stelle e i corpi celesti da Terra è dato dalla rifrazione dell’atmosfera, che sfoca le immagini, creando contorni non proprio precisi quando si osserva molto lontano. Portare Hubble all’esterno ha cambiato tutto, ma non ci siamo fermati. Un nuovo telescopio veramente potente che moltiplica le prestazioni dell’Hubble è il James Webb Space Telescope.

Gli astronomi sperano che questo strumento riesca finalmente a dare delle risposte, delle prove convincenti sulla nascita dell’universo. Il telescopio alla fine dell’assemblaggio, costerà circa 8,7 miliardi di dollari e avrà la misura di un Boeing 747 (mentre Hubble è grande quanto un pullman). Lo scopo di Webb è quello di analizzare le galassie più antiche e l’universo più lontano, andando indietro nel tempo di quasi 14 miliardi di anni. Il lancio del telescopio è previsto per il 2018 e sarà situato decisamente in un’orbita più elevata di quella di Hubble, a 1,5 milione di chilometri dal sistema Terra-Luna (identificato nel punto di Lagrange). A lanciarlo sarà un razzo a propulsione del tipo Ariane 5 e data la distanza sarà protetto come Hubble impiegherà 30 giorni per raggiungere la posizione stazionaria di osservazione. L’ingegnoso strumento è protetto da particolari sistemi antiradiazioni solari, come uno scudo formato da ben 5 strati, largo 264 metri quadrati quando è completamente aperto. Lo specchio è quello che fa la differenza. Nel caso di Hubble parliamo di un unico specchio del diametro di due metri. Nel JWST gli specchi sono due. Quello principale ha un diametro superiore ai 6,5 metri, formato da specchi di forma esagonale, come la struttura di un alveare.

Per la NASA e l’ESA e per tutti gli astronomi il Webb dovrebbe fornire alcune importanti risposte. Osservare innanzitutto le formazioni di gas e nubi stellari dove presumibilmente si stanno formando le stelle. Vedremo nel dettaglio preciso che tipo di corpi si formano, in particolare i pianeti. Potremo finalmente capire in che modo si forma un sistema planetario e come si allineano gli eventi che portano alla formazione dei vari elementi di un sistema solare, ma su un’altra stella. È possibile che vedremo la formazione in diretta, o meglio assisteremo “a distanza” di tempo e di spazio, alla formazione dei pianeti. Quando si formano le stelle solitamente ciò avviene all’interno di una densa nube formata da polvere, plasma e gas incandescente. La tecnologia molto avanzata del telescopio spaziale WEBB consentirà di catturare la luce emessa miliardi di anni fa, e che sta viaggiando fino a noi dalla formazione dell’universo. Parliamo quindi della prima luce emessa nello spazio.

Lo JWST farà dunque un ulteriore balzo all’indietro nel tempo, portando l’occhio più preciso dell’umanità a scoprire gli anfratti formati dalle nubi stellari e cosmiche, là dove si formano i corpi che poi si ammassano e si addensano in galassie. Esso catturerà la luce infrarossa emessa 13,6 miliardi di anni fa, rivelando forse il meccanismo della creazione.

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