Il mito della grande Troia

Con il nome di Troia (Ilios) siamo abituati a identificare una importante città costiera posta all’altezza dello stretto dei Dardanelli, che ebbe ruolo e funzione strategica negli scambi commerciali tra occidente e oriente, tale da scatenare un conflitto con le poleis greche, intorno all’anno 1000 a. Cristo. Il ciclo della guerra di Troia è narrato principalmente nei poemi omerici, soprattutto nell’Iliade, dove si narra dei combattimenti tra i due eserciti e dell’assedio decennale della città e nell’Odissea, dove si narra del ritorno dell’eroe Ulisse fino alla sua amata Itaca. Il ritrovamento di Troia, l’aderenza del mito alla realtà, sono stati oggetto di scavi, studi e polemiche lunghi oltre tre secoli. Già nel secolo 18° il ritrovamento di alcune iscrizioni permesse di identificare la Troia ellenistica e romana. In seguito lo scozzese Charles McLaren disse di aver ritrovato i resti della città di Priamo. Naturalmente fu con Heinrich Schliemann, che le spedizioni archeologiche ebbero un nuovo impulso. Egli in una serie di sette campagne di scavo comprese fra il 1870 e il 1890, portò alla luce diverso materiale, scoprendo un insediamento antico.

Schliemann è molto famoso per aver scoperto vari reperti storici e autentici tesori. Egli riuscì a identificare nove strati, all’inizio erano sette, corrispondenti ad altrettanti fasi di vita del sito archeologico ai quali diede il nome di città, assegnando loro un numero progressivo e identificando la Troia omerica in un primo tempo con la III poi con la II. Nel 1890 Schliemann e il suo collaboratore Dorpfeld intravvidero tuttavia la possibilità di identificarla con il sesto strano, in cui erano presenti i resti di un grande edificio con pianta simile a quelli già ammirati a Micene o Tirinto. I successivi scavi diedero a Dorpfeld la possibilità di ribadire questa identificazione, che consentiva di vedere nelle maestose fortificazioni e nelle grandi case di Troia VI, che avevano restituito abbondante ceramica micenea, la città di Priamo cantata da Omero.

In effetti oggi siamo in grado di percepire chiaramente che il sesto strato della città rappresenta il momento di passaggio dall’antica alla media età del Bronzo, ma appunto per questo essa non potrebbe identificarsi con la Troia narrata da Omero, che deve collocarsi piuttosto alla fine del Bronzo Medio che dunque andrebbe ravvisata in una delle fasi del settimo strato, la quale rappresenta comunque una continuazione del VI. In questo senso si potrebbe spiegare il crollo della città, entrata in una fase di indebolimento, di cui approfittarono subito le potenti flotte greche, che allora stavano iniziando a costruire empori e centri commerciali nell’Egeo, ponendo le basi per lo sviluppo sia della potenza micenea, sia in seguito di quella achea.

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