Le illusioni ottiche

Le illusioni ottiche sono percezioni che non concordano con i fatti. Esse costituiscono una curiosità e una sfida per il profano, per lo scienziato e per il filosofo, perché contraddicono drammaticamente la certezza di vedere le cose come sono in realtà. In tempi recenti gli psicologi hanno scoperto che anche gli animali vanno soggetti alle illusioni ottiche, il che può far pensare che la vulnerabilità all’illusione sia una caratteristica inevitabile di ogni sistema percettivo. Se le cose stanno così, anche i computer potrebbero essere ingannati dalle illusioni ottiche, ponendo gravi problemi di sicurezza. Le illusioni ottiche – non sono che errori sistemaci in ciò che vediamo – ci forniscono preziose indicazioni per la comprensione del meccanismo attraverso cui opera la percezione.

L’illusione di persistenza dell’immagine, per esempio, viene comunemente sperimentata quando si viaggia in un treno che a un certo punto è costretto a fermarsi: per qualche secondo si può avere la sensazione che il treno si sposti all’indietro. Per spiegare questo fenomeno è stato necessario uno studio assai approfondito del sistema percettivo occhio – cervello. Gli psicologi sostengono che il movimento viene segnalato al cervello da specifiche unità rivelatrici del movimento. Si pensa che l’unità rivelatrice sia costituita da una coppia di cellule antagonista, ma fra loro interconnesse ognuna delle quali risponde a un movimento opposto a quello cui risponde l’altra cellula.

L’organizzazione dei ricettori retinici relativa a coppie di colori opposti spiega in modo del tutto analogo la persistenza delle immagini colorate. Dopo aver fissato con la vista una macchia rossa per almeno trenta secondi, nel campo di visibilità rimarrà per qualche tempo un’immagine verde della medesima forma. Di questo la causa è la fatica e l’adattamento dei ricettori del rosso. La persistenza delle immagini di colore e del movimento la vediamo anche quando spegniamo il televisore. Per qualche secondo ci pare di vedere ancora le immagini sullo sfondo nero. E lo stesso succede quando chiudiamo gli occhi dopo essere stati esposti a colori vivi. È significativo il fatto che si sia scoperto che, con questo tipo di visualizzazione, le illusioni ottiche inganno ancora il sistema percettivo, il che fa pensare che le illusioni non avvengano nell’occhio, ma che siano il risultato dell’interpretazione dell’informazione visiva all’interno della corteccia cerebrale, dove si fondono le informazioni provenienti dagli occhi.

Un tempo si pensava che i movimenti degli occhi fossero causa di illusioni, ma questa teoria è stata respinta. Ora noi sappiamo che anche quando le immagini si sono stilizziate sulla retina nella parte posteriore dell’occhio, e perciò non sono influenzate dai movimenti degli occhi (per esempio illuminandole con un flash fotografico) l’immagine rimane immutata. Le ambiguità sono un altro tipo di illusione che mette a dura prova il nostro sistema percettivo, come dimostrato dal cubo di Necker, una figura ambigua la cui faccia posteriore può sembrare anche frontale, mente in modo del tutto analogo la sua fronte può sembrare la parte di dietro. Nel video si noti come basta cambiare il punto di luce o di osservazione per generare un’immediata illusione ottica.

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