Perché il Medio Evo ci affascina così tanto

A giudicare dai programmi televisivi il Medio Evo affascina tanto: si parla di misteri sui Templari, delle Crociate, delle streghe, dell’Inquisizione. La maggior parte di questo materiale è inficiato dall’inattendibilità storica. Pensiamo alla caccia alle streghe. Molti ignorano che questa recrudescenza contro le donne, soprattutto, ebbe più luogo nel rinascimento e nel periodo appena successivo, che pure consideriamo epoche umanistiche per eccellenza. Ma perché il Medio Evo affascina così tanto? La risposta è molteplice. Non vi è dubbio che l’atmosfera medievale, con i castelli, i ponti levatoi, le foreste, i cavalieri, le dame, i draghi, abbiano lasciato una grande impronta sulla nostra immaginazione, fin dai tempi della scuola. Tra l’altro ambientare un romanzo o una storia in quest’epoca significa rinunciare a molte comodità. I protagonisti si muovono in giorni, a cavallo, al rischio di un agguato. Le storie d’amore incontrano spesso delle difficoltà per via dei matrimoni combinati; la religione sfocia nella magia, o viene ritenuto magico tutto ciò che non è umano, ma nemmeno divino. Nei boschi abitano creature fantastiche, che probabilmente sono una proiezione del nostro inconscio. E noi siamo lì, interessati a leggere le vicende di questi personaggi con i loro tratti caratteristici, quelli dell’amor cortese, che da tempo abbiamo identificato. Probabilmente di questa medievale tra un secolo non se ne farà più nulla, ma il successo di prodotti televisivi e cinematografici come Once Upon a Time, Games Of Thrones e Il Signore degli Anelli fa riflettere abbastanza.

La fascinazione verso il Medio Evo è costante anche per il suo carattere di oscurità, tanto che nel mondo anglosassone l’epoca che va dalla Caduta dell’Impero Romano alla Scoperta dell’America viene chiamata “the dark ages”, le età oscure. In effetti, dopo la deposizione dell’ultimo imperatore, e con la formazione dei primi regni romano-barbarici e fin oltre a Carlo Magno, in Occidente si persero molte conquiste civili e umanistiche rappresentate dalla romanità. Ma qualcosa comunque rimane. Il fervore religioso consentì lo sviluppo dell’arte sacra, che trova nella costruzione delle cattedrali il suo più compiuto ideale. Se è vero che le città quasi scompaiono, che i commerci faticano a trovare quella forma legale che era tipica dell’età romana, non è del tutto vero che la civiltà scompare. Semplicemente si passa da un mondo caratterizzato da una normativa aperta e riconosciuta (la romanità) a uno frammentato, nel quale manca l’ideale unificante. Tanto è vero che per governare i popoli, i principi, i signori, i monarchi si richiameranno sempre all’ideale dell’impero romano, fino a creare il Sacro Romano Impero, l’istituzione civile tipica del Medio Evo. Insomma, alla nostra mente i misteri di questa epoca oscura appaiono tanto più irrisolvibili, quanto più nascosti e lontani. E nel nostro immaginario collettivo molte delle paure irrazionali cristallizzate in quel periodo appaiono oggi ancora più pregnanti e vive. Come se la modernità fosse ugualmente spaventosa.

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