Perché Thera può essere Atlantide

Nel 1520 a. C. un’esplosione vulcanica spopolò l’isola di Thera, nel Mar Egeo, oggi chiamata Santorini. L’area interessata fu immensa. Gran parte del centro di Thera scomparve sott’acqua lasciando il gruppetto di isole visibili oggi. Una di queste è appunto Santorini, chiamata così da Santa Irene, patrona dell’isola e porta tuttora i segni dei depositi vulcanici. Le rocce e le spiagge sono nere, rosse o bianche, o una mescolanza di questi colori, che secondo Platone erano incorporati negli edifici di Atlantide.

Nel 1967 l’archeologo greco Marinatos iniziò gli scavi a Santorini. Tra le altre cose scoprì il centro di una grande città, nel quale alcune case avevano due o tre piani con pareti decorate. Furono anche ritrovati oggetti di vita quotidiana, come resti di mobili e utensili lavorati finemente in ceramica, nonché ossa di animali da lavoro. A Santorini c’era stata una civiltà fiorente.

Queste scoperte hanno portato a pensare che Santorini fosse al centro di intensi traffici commerciali nell’ambito della civiltà minoica. Non era affatto una colonia di Creta, ma possedeva una propria autonomia e una propria cultura, sviluppatasi nel corso dei secoli per almeno un millennio grazie al commercio marittimo.

Poi circa 1000 anni dopo la fioritura di questa civiltà accadde l’immane tragedia. All’inizio si pensa che ci siano state delle avvisaglie: scosse di terremoto di varia intensità che hanno convinto parte della popolazione ad abbandonare l’isola portando via quanto potevano di prezioso. Ma erano convinti di farvi ritorno, lo sappiamo dal fatto che lasciarono il contenuto della “dispensa” (seminativi e cereali) sotto le assi più resistenti delle case. Le scosse colpirono duramente, ma a un certo punto si chetarono e parte della popolazione tornò convinta di aver passato il peggio. Il vulcano esplose con tutta la sua violenza sorprendendo coloro che pensavano di essere al sicuro. Si stima che il boato fu percepito a 3000 km di distanza, con un’eruzione quattro volte più potente di quella che scosse il Krakatoa. L’esplosione ricoprì l’isola di cenere per 30 metri, seppellendo la città in più strati. L’isola sprofondò al centro, lasciando un buco circolare ancora visibile oggi. Le onde di maremoto provocato da questa gigantesca frana sconvolsero l’Egeo ponendo fine alla civiltà cretese.

In molti pensano che in queste civiltà scomparse si nasconda il mito di Atlantide narrato da Platone. La civiltà cretese sparì dal giorno alla notte, non ebbe più contatti con le nazioni limitrofe e quelle più importanti, come il regno egizio dei Faraoni. Un mito che rimane avvolto nel mistero, ma che affascina ancora oggi.

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