Ricchezza e status symbol, perché li usiamo

La ricchezza materiale è lo stato più invidiato del mondo ed è contrassegnata da status symbol inequivocabili, che segnalano il livello di ricchezza. Gli uomini e le donne “mostrano” sempre ciò che hanno o possiedono perché ritengono che – secondo natura – ciò rientri nella dimostrazione delle opportunità biologiche. Una donna con un seno florido tende a metterlo in mostra, se è sana di mente, nel normale canone di pudicizia accettabile, perché sa che attirerà più maschi e potrà scegliere meglio quello ideale per conservare la specie. Allo stesso modo l’uomo esibisce i propri tratti migliori perché sa che la salute viene percepita in modo speciale dalle femmine, che sceglieranno – potendo – un individuo sano. La ricchezza oggi è sinonimo di approvvigionamento cioè di capacità di accaparrare risorse e metterle a disposizione della preservazione della specie, è per questo motivo che le donne ne sono così irresistibilmente attratte. La fama e la ricchezza sono sintomi di un elevato tenore di vita e di qualità “occulte” che quel maschio facoltoso deve sicuramente possedere.

Ma quali sono i simboli che segnalano un definitivo accesso a un tenore di vita particolare? Beh, molto dipende dai luoghi e della situazioni, dalle culture e dalle latitudini. Nella cultura occidentale il consumismo porta naturalmente a possedere beni che possono essere esibiti come testimonianze di un accresciuto tenore di vita. Chi fa soldi subito e in modo inaspettato spesso spende in status symbol prima che in beni necessari, proprio per far mostra di sé. In culture dove il consumismo è meno radicato lo status symbol della ricchezza materiale viene tenuto più nascosto, ciò succede anche nelle grandi famiglie aristocratiche che ancora conservano dei beni considerevoli.

Nel nostro mondo occidentale marchiato a fuoco dal consumismo, la cultura dell’esibizione della ricchezza si identifica necessariamente in status symbol che vanno a salire, come una scala nella quale gli ultimi gradini sono sempre più alti e più difficili da scalare. Se ricordate a metà degli anni Novanta, quando non aveva ancora questa diffusione, il telefonino era uno status symbol. Con l’abbassamento dei prezzi e delle tariffe e la sua capillare diffusione è diventato il modello a fare da simbolo, come nel caso degli Apple iPhone. Tuttavia anche questi, nonostante il prezzo, sono assai diffusi, per via del credito al consumo. Per cui si può affermare pacificamente che il telefono cellulare (smartphone) non sia più un vero status symbol. Lo stesso si può dire per l’auto e per il possesso degli elettrodomestici. Il credito al consumo ha reso disponibili beni prima inaccessibili e che oggi non dimostrano granché, a meno che non si tratti di un auto di categoria superiore, come una super-berlina, un SUV di alta fascia o una super sportiva. Così non fanno più notizia le vacanze all’estero, dal momento che il low cost e le prenotazioni online hanno reso disponibili mete prima irraggiungibili (mar Rosso, Maldive, Formentera sono abbordabili anche per una famiglia dal reddito medio).

A segnalare la ricchezza comunque c’è il possesso di beni esclusivi: un Rolex d’oro, una Lamborghini, una mega villa con piscina in una località costosa dal punto di vista immobiliare, con vicini ricchi e famosi (è il caso di Bevery Hills, Montecarlo, alcuni quartieri romani o milanesi); la barca e l’aereo privato sono sintomi di una ricchezza non ordinaria, in particolare lo yacht ormeggiato nelle località balneari più esclusive (che hanno dei costi di rimessaggio e ancoraggio non indifferenti). Il non plus ultra dell’esibizione della ricchezza rimane forse l’isola privata. E non è un caso che molti milionari aspirino a questo, il caso più noto prima era quello di Marlon Brando, ma l’esempio più corretto per i nostri tempi è dato dall’isola personale del miliardario inglese Sir Richard Branson (alias: http://www.virginlimitededition.com/en/necker-island).

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