Gli storici identificano il Medioevo nel periodo storico che intercorre tra la caduta dell’impero Romano d’Occidente e l’inizio dell’età moderna, che viene fatta coincidere con delle date particolari. Ad esempio con la scoperta dell’America (1492), oppure con la caduta dell’impero Bizantino nel 1453 ovvero lo stesso anno della conclusione della Guerra dei Cento Anni. In Italia si stava vivendo il convulso periodo bellico che portò alla pace di Lodi nel 1454, con le conseguenze rilevanti che si ebbero nel Mediterraneo, con l’affermarsi cioè della potenza turca in Europa, il rafforzamento della Francia e in Italia la politica dell’equilibrio. Questo periodo lungo ben mille anni è stato isolato soprattuto dalla constatazione fatta dagli umanisti, primo fra tutti il Petrarca, che fosse finita l’epoca dell’antichità classica, avvertita come un modello di perfezione suprema e inimitabile, lasciando il posto alla tempesta barbarica. Questo recupero dell’antichità tipico dell’era del Petrarca e poi del Rinascimento veniva avvertito come uno sforzo collettivo di rivivere le glorie del passato, rivivere un’ideale. Tanto che in età umanistica avanzata, nel 1469, si parla di Media Tempestas.

Alla consapevolezza che gli umanisti ebbero del Medioevo, si aggiunse la condanna dei riformati e delle chiese alternativa alla religione romana apostolica. Nelle polemiche dei riformati il medioevo appariva come un’epoca nella quale la Chiesa si era allontanata dalla sua missione originale, accrescendo il suo autoritarismo, il suo potere, il suo interesse per le cose mondane anziché per la cura spirituale dei fedeli. Si trattava perciò di un’epoca di decadenza artistica, religiosa, civile e morale.

Questa posizione ebbe una larga diffusione in Europa e contribuì a dare al medioevo la cattiva fama che conosciamo ancora oggi. Un giudizio negativo di fondo radicatosi nell’opinione comune. Ma in realtà la cultura europea vede nel Medioevo un tentativo troppo prolungato di rifiutare il primato della ragione: Galileo e gli scienziati della loro epoca lottano contro la logica aristotelica, perfetta, scolastica e perciò medievale.

Per gli illuministi come Voltaire, anti-religiosi e positivisti, il medioevo è un periodo di superstizione, di cristianesimo adulterato, di corruzione della Chiesa e dei suoi membri, di ignoranza e rozzezza. Un po’ l’opinione perpetrata ancora oggi dalla cultura popolare. Per Voltare la lotta tra papato e Impero è identificativa del Medioevo e basta leggere un qualsiasi manuale di storia dedicato a questo periodo, per verificare quanto questa visione unificatrice sia ancora accettata oggi. Insomma, la cattiva fame del medioevo si deve al rivolgimento economico e culturale che inizia nel Trecento, quando superata la crisi economica, il risveglio dei centri, dei mercati e degli empori porta a uno sviluppo dell’impresa e delle idee e alla nascita di una nuova classe: la borghesia. Si può dire che nascendo la borghesia, portatrice di interessi diffusi, finiscono le formule divisivi e ingessate delle classi medievali, in particolare i feudi, a favore di sempre più forti stati nazionali, molto simile alle nazioni moderne che vediamo all’opera ancora oggi.

Un documentario di Alberto Angela – speciale Ulisse – dedicato al Medioevo, miti e segreti.